Tra tutti i generi di scrittura il curriculum è forse il più noioso (affido alle parole di
Wisława Szymborska il compito di spiegare perché)
. Quanto a leggerli, non so quanti, in un ipotetico sondaggio, se ne dichiarerebbero appassionati.
Alzi la mano chi ne ha uno sul comodino.
Chi pensa di regalarlo a un amico per il compleanno.
Chi vorrebbe riceverne uno con dedica.
Eppure servono.
Provo allora a metterle qui, le cose che metterei lì: i libri che ho scritto, quelli che ho tradotto e quelli che sto traducendo.
Col vantaggio di vederne le copertine e, volendo, di poterne ripercorrere in rete le tracce, in un blog che non è un blog (ma chi voglia lasciare un commento sarà il benvenuto), per saperne di più sul mio lavoro.
Buon viaggio.
Scrivere un curriculum di Wislawa Szymborska
Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
da Vista con granello di sabbia, a cura di Pietro Marchesani, Adelphi